Inventare il silenzio di mondi che non esistono: i sound designer italiani all'opera nei metaversi
C'è una domanda che tormenta chiunque lavori nel sound design per ambienti virtuali: come suona qualcosa che non è mai esistito?
Non è una domanda filosofica da bar. È una domanda operativa, concreta, che si pone ogni mattina chi si siede davanti a una DAW con il compito di dare un'identità sonora a un pianeta alieno, a una città sotterranea digitale o a una dimensione metaverso dove la fisica non funziona come dovrebbe. In Italia, una piccola ma agguerrita comunità di sound designer sta costruendo questo universo sonoro parallelo, un pezzo di frequenza alla volta.
Il problema del riferimento che non esiste
Quando un sound designer lavora su un film ambientato a Roma negli anni Settanta, ha a disposizione un archivio immenso: registrazioni d'epoca, documentari, la memoria collettiva di chi c'era. Ma cosa succede quando ti chiedono di progettare l'audio per una foresta aliena dove gli alberi sono fatti di cristallo liquido e il vento non ha direzione?
"Il punto di partenza è sempre l'assenza," racconta Marco, sound designer milanese che lavora per diversi studi di sviluppo videoludico europei. "Devi costruire una grammatica sonora da zero. E la cosa più difficile non è trovare i suoni, è decidere quali regole seguirà quel mondo."
Questa è la sfida fondamentale: prima ancora di aprire un microfono o caricare un sintetizzatore, bisogna capire le leggi fisiche — anche quelle inventate — dell'ambiente che si sta sonorizzando. Un mondo con gravità ridotta avrà suoni più lunghi, più sospesi. Un ambiente subacqueo alieno potrebbe avere frequenze che si comportano in modo opposto rispetto all'acqua terrestre. Tutto va deciso a tavolino, con la stessa cura con cui un world-builder decide la topografia di un continente immaginario.
Campionare l'impossibile
Uno degli approcci più diffusi tra i professionisti italiani del settore è quello che potremmo chiamare campionamento per analogia. Si parte da suoni reali, si manipolano fino all'irriconoscibile, si sovrappongono in modi che l'orecchio non si aspetta.
Federica, sound designer torinese specializzata in esperienze VR per musei e installazioni culturali, descrive il suo metodo con un entusiasmo quasi maniacale: "Ho registrato il ghiaccio che si scioglie in una pentola, ho rallentato il file di quaranta volte, l'ho invertito e l'ho sovrapposto al ronzio di un trasformatore elettrico. Il risultato sembrava il respiro di una creatura che non ho mai visto. Perfetto per l'ambiente che dovevo costruire."
Questo approccio — prendere il mondo reale e torcerlo — è forse la tecnica più elegante del mestiere. Non si tratta di fare cose strane per il gusto di farlo. Si tratta di ancorare l'ascoltatore a qualcosa di vagamente familiare, per poi portarlo in un territorio completamente nuovo senza che se ne accorga troppo bruscamente. È una specie di seduzione acustica.
Il metaverso ha bisogno di un'identità sonora
Con l'esplosione — un po' ridimensionata, ma mai del tutto spenta — degli ambienti metaverso, la richiesta di sound design originale è cresciuta in modo esponenziale. Piattaforme come Roblox, Decentraland o i nuovi spazi VR aziendali hanno bisogno di paesaggi sonori che siano coerenti, riconoscibili e allo stesso tempo diversi da tutto il resto.
"Il rischio più grande è la genericità," spiega Davide, che gestisce uno studio di produzione audio a Bologna con un team di sei persone. "Se il tuo metaverso suona come un videogioco degli anni Novanta con qualche effetto spaziale in più, hai già perso. L'utente se ne accorge, anche se non sa spiegare perché."
La sfida non è solo tecnica. È anche culturale. I sound designer italiani che lavorano in questo settore devono confrontarsi con committenti internazionali, con aspettative estetiche diverse, con culture del suono che non sempre coincidono con quella mediterranea. E tuttavia, c'è qualcosa di specificamente italiano in certi approcci: una tendenza alla narrazione, all'emotività, alla costruzione di atmosfere che raccontano storie anche senza parole.
Frequenze che il cervello non ha mai sentito
Uno degli aspetti più affascinanti — e più tecnici — del lavoro riguarda le frequenze. Il cervello umano è abituato a un certo range sonoro, a certi pattern temporali, a determinate strutture armoniche. Lavorare per ambienti virtuali significa spesso sfidare queste aspettative in modo controllato.
Alcuni sound designer italiani stanno sperimentando con sintesi granulare spinta all'estremo, con l'uso di intelligenza artificiale per generare texture sonore che nessun essere umano potrebbe produrre manualmente, con algoritmi procedurali che creano suoni diversi ogni volta che l'utente si muove in un determinato spazio virtuale.
"La cosa che mi entusiasma di più," dice Federica, "è che stiamo espandendo il vocabolario dell'orecchio umano. Stiamo aggiungendo parole a una lingua che pensavamo di conoscere già tutta."
Non è un'affermazione esagerata. L'esposizione prolungata a soundscape progettati per ambienti virtuali sta effettivamente modificando le aspettative acustiche di chi li abita regolarmente. I giocatori di certi videogiochi descrivono suoni reali come "poco convincenti" rispetto alle controparti digitali. È un cortocircuito percettivo che avrebbe fatto impazzire di gioia qualsiasi filosofo della percezione.
Il futuro suona strano, e siamo contenti
Radio Blinko Blanko esiste precisamente per raccontare queste storie: le frequenze libere, i suoni strani, le realtà che non si vedono ma si sentono. E la storia dei sound designer italiani che costruiscono l'audio di mondi inesistenti è forse la più strana e la più vera di tutte.
Perché in fondo, ogni ambiente virtuale è anche uno specchio. I suoni che inventiamo per mondi impossibili rivelano qualcosa su come percepiamo — e su come vorremmo percepire — il mondo reale. Ogni frequenza inventata è anche una domanda: cosa manca, nel suono di tutti i giorni, che stiamo cercando di trovare altrove?
La risposta, probabilmente, la sanno già quei sei ragazzi a Bologna, quella sound designer a Torino, quel professionista milanese con le cuffie incollate alle orecchie e un file audio di ghiaccio che si scioglie aperto sul monitor.
Lo stanno costruendo, frequenza dopo frequenza.
E suona benissimo.