Radio Blinko Blanko All articles
Podcast & Audio

Il microfono che pensa: i collettivi italiani che fanno suonare la realtà in modo che non ti aspetti

Radio Blinko Blanko
Il microfono che pensa: i collettivi italiani che fanno suonare la realtà in modo che non ti aspetti

C'è un momento, durante un live di Forma Mutante — collettivo bolognese nato nel 2022 nelle viscere di un ex capannone industriale di Borgo Panigale — in cui il batterista smette di suonare e il suono continua. Non è un loop pre-registrato, non è un sample. È il microfono che ha deciso di portare avanti il discorso da solo.

Benvenuti nell'era dei microfoni intelligenti. O, se preferite il termine tecnico che circola nei forum di settore, dei microfoni generativi.

Quando lo strumento prende la parola

Per capire di cosa stiamo parlando bisogna fare un piccolo passo indietro. I microfoni, nella storia della musica, hanno sempre avuto un ruolo passivo: captano, trasmettono, registrano. Punto. L'interpretazione era tutta nelle mani — e nelle orecchie — del musicista.

Oggi quella linea si è fatta parecchio sfumata.

Grazie a moduli di intelligenza artificiale integrati direttamente nell'hardware o collegati via software in tempo reale, alcuni microfoni di nuova generazione sono in grado di analizzare il segnale audio nell'istante stesso in cui lo captano, identificarne le caratteristiche spettrali, confrontarle con dataset di migliaia di suoni e restituire in output qualcosa di trasformato, arricchito, o completamente stravolto. Tutto in latenza quasi zero.

Non è fantascienza. È quello che fanno ogni settimana ragazzi come Sveva Marini, 24 anni, producer e performer fiorentina che ha costruito il suo setup attorno a un microfono modificato con un modulo Raspberry Pi e una rete neurale addestrata su registrazioni di campo urbano.

"Il microfono sente la mia voce e decide se interpretarla come vento, come rumore di metropolitana o come qualcosa che non esiste ancora," racconta Sveva con la calma di chi ha già fatto pace con l'imprevedibilità. "Io non so mai cosa uscirà. Ed è esattamente per questo che salgo sul palco."

La geografia italiana del suono vivo

Quello che colpisce, girando tra i collettivi che lavorano su questa frontiera, è quanto il fenomeno sia geograficamente distribuito — e quanto poco comunicante tra le varie realtà, il che lo rende ancora più interessante.

A Milano, il duo Glitch Pastoral (Lorenzo Ferretti e Camilla De Rosa, entrambi under 27) porta i propri microfoni intelligenti nei cortili delle case di ringhiera del Municipio 4, registrando le voci dei passanti e riprocessandole in diretta durante installazioni sonore che durano anche sei ore. "Non è musica nel senso convenzionale," ammette Lorenzo. "È più una conversazione tra un luogo e la sua memoria sonora."

A Napoli, nel quartiere Sanità, il collettivo Frequenze Basse usa microfoni AI-enhanced durante le sessioni di ascolto collettivo nei vicoli, trasformando i rumori ambientali — motorini, bambini che urlano, televisori accesi — in droni elettronici che si stratificano in modo sempre diverso. "Ogni sera è un pezzo diverso," dice Martina Esposito, 26 anni, la mente tecnica del gruppo. "Anche se partiamo dallo stesso posto, il microfono non ripete mai se stesso."

A Torino, invece, il producer Akiro Bianchi (nome d'arte, origini italogiapponesi, 23 anni) lavora in solitaria con un sistema che definisce "microfono-oracolo": registra la propria voce, lascia che l'IA la frammenti in sillabe e le ricomponga secondo pattern che cambiano in base all'ora del giorno e alla temperatura esterna. "È come comporre con il clima," dice. "Oggi a Torino fa freddo e umido: il pezzo che uscirà stasera sarà diverso da quello di domani sera, se splende il sole."

La questione dell'autore (che non se la passa benissimo)

Tutto molto bello, tutto molto affascinante. Ma c'è una domanda che aleggia sopra ogni showcase, ogni aperitivo post-concerto, ogni thread sui forum di produzione musicale: chi è l'autore di questa musica?

È il performer che impugna il microfono? È l'ingegnere che ha addestrato la rete neurale? È il microfono stesso — ammesso che abbia senso attribuire un'agency a un oggetto, per quanto sofisticato?

Sveva Marini ci ride su, ma non troppo. "Ho provato a registrare un pezzo per depositarlo alla SIAE e non sapevo come compilare il modulo. Ho scritto 'testo: io, musica: il microfono' e mi hanno richiamato per chiedermi se stavo scherzando."

Non stava scherzando.

Il problema legale è reale, ma quello estetico è ancora più interessante. La musica generativa ha una storia lunga — da Brian Eno agli algoritmi di Max/MSP — ma l'elemento nuovo qui è la fisicità del gesto: c'è ancora qualcuno che tiene in mano qualcosa, che muove le labbra, che respira nel microfono. La performance è incarnata, ma il risultato è parzialmente autonomo.

"Io chiamo questa roba 'co-composizione involontaria'," dice Lorenzo Ferretti di Glitch Pastoral. "Non ho scelto quello che è uscito, ma ho scelto il contesto in cui poteva uscire. È come piantare un seme e poi non saper cosa crescerà."

Blinko Blanko vi dice la sua

Noi di Radio Blinko Blanko abbiamo ascoltato parecchio materiale prodotto da questi collettivi. E la nostra opinione — non richiesta ma abbondantemente offerta — è che siamo di fronte a qualcosa di genuinamente nuovo, nel senso più letterale del termine: non assomiglia a niente che abbiamo sentito prima.

Non è ambient, non è noise, non è avant-garde nel senso classico. È qualcosa che si trova nell'intersezione tra l'errore, l'intenzione e la sorpresa. Tre ingredienti che, guarda caso, sono anche quelli che rendono interessante qualsiasi forma di comunicazione — inclusa la radio.

Forse è per questo che ci piace tanto.

Il futuro è già live

La domanda finale, quella che ci siamo portati dietro per settimane di ascolti e interviste, è semplice: dove va a finire questo filone?

Alcuni dei producer che abbiamo incontrato parlano di installazioni permanenti, di microfoni intelligenti posizionati in luoghi pubblici che compongono musica in continuo basandosi sul traffico sonoro della città. Altri immaginano collaborazioni con teatri e compagnie di danza, dove il suono reagisce in tempo reale ai movimenti dei corpi in scena.

Akiro Bianchi, il più visionario del gruppo, parla di "ecosistemi sonori": reti di microfoni intelligenti distribuiti in un territorio che comunicano tra loro e generano una colonna sonora collettiva, continua, irripetibile.

"Un giorno qualcuno registrerà Torino come se fosse uno strumento," dice. "E quella registrazione sarà diversa ogni giorno, ogni ora, ogni minuto."

Noi non vediamo l'ora di ascoltarla.

All Articles

Related Articles

Macchine che sognano musica: i teenager italiani che insegnano all'IA a inventare suoni impossibili

Macchine che sognano musica: i teenager italiani che insegnano all'IA a inventare suoni impossibili

Inventare il silenzio di mondi che non esistono: i sound designer italiani all'opera nei metaversi

Inventare il silenzio di mondi che non esistono: i sound designer italiani all'opera nei metaversi

Inventori di suoni: i producer italiani che costruiscono strumenti che la fisica non aveva previsto

Inventori di suoni: i producer italiani che costruiscono strumenti che la fisica non aveva previsto